Blackout è il primo progetto culturale italiano dedicato alla concussione cerebrale nello sport. Portiamo conoscenze e strumenti a chi vive il campo ogni giorno, a ogni livello.
“Se ti fa male una gamba zoppichi e tutti lo notano. Passi invece per debole se dici che ti senti stanco, che hai l'emicrania o gli occhi affaticati.”Raphaël Varane · ESPN, 2 aprile 2024
Lucidità, presenza e concentrazione contano quanto muscoli pronti e in forza. I segnali di una concussione cerebrale sono facili da ignorare, ma se riconosciuti e gestiti in tempo permettono di tornare in campo nelle condizioni migliori.
Le concussioni cerebrali legate allo sport registrate ogni anno negli Stati Uniti.
Nel rugby in Europa la concussione cerebrale è il secondo infortunio più frequente, dopo le lesioni muscolari.
In Italia questi dati non ci sono ancora. Da qui, e da una maggiore consapevolezza sul tema, vogliamo partire.
I congressi scientifici parlano di concussione cerebrale da anni. Quel sapere però resta spesso tra riviste di settore e ambulatori, e difficilmente arriva allo spogliatoio di provincia, alla famiglia di una ragazzina che gioca a hockey, all'ora di educazione fisica.
Blackout nasce per colmare quella distanza. Sogniamo uno sport in cui ogni concussione cerebrale venga riconosciuta, compresa e gestita: da atleti, famiglie, allenatori, arbitri, società e professionisti della salute.
Seguiamo il percorso dell'atleta in cinque momenti. Per ognuno c'è qualcosa che oggi manca, e qualcosa che possiamo fare.
I sintomi sono poco conosciuti e difficili da riconoscere. Prevale il “non è successo niente”.
EducationCampagne di divulgazione pensate per chi fa sport, per imparare a riconoscere i segnali.
Allenatori e arbitri spesso non sono preparati e la valutazione a bordo campo è affrettata.
ProtocolliMomenti di formazione e checklist rapide, semplici da usare anche per chi non è un addetto ai lavori.
Si oscilla tra sottovalutare l'episodio e correre al pronto soccorso. Tra bianco e nero serve una scala di grigi.
NetworkingStrumenti per mettersi in contatto con chi può fare una diagnosi corretta e seguire la gestione.
Il rientro in campo è spesso troppo rapido, con il rischio di Second Impact Syndrome, cioè un secondo colpo prima che il cervello abbia recuperato.
Linee guidaDiffusione dei protocolli di return-to-play, return-to-school e return-to-work.
Si parla poco degli effetti cognitivi ed emotivi che possono emergere nel lungo periodo.
SupportoCommunity e divulgazione, anche insieme alle aziende del mondo dello sport.
Professionisti della salute e dello sport, ma anche imprenditori e manager. Carriere diverse, unite da uno scopo: rendere lo sport un posto più sicuro.







